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L’ATTIVITÀ FISICA HA ATTENUATO LA PREDISPOSIZIONE GENETICA ALL’OBESITÀ IN 20.000 PERSONE (1° PARTE)

I cambiamenti nel nostro stile di vita, compreso l’aumentato apporto calorico e la mancanza di attività fisica, sono state le cause principali del drammatico aumento dell’obesità avvenuto nelle ultime decadi  [1-3]; inoltre, l’aumento del livello dell’attività fisica è stato associato alla riduzione del grasso corporeo e al rischio metabolico [4]. Comunque, gli studi di epidemiologia genetica hanno stabilito sicuramente che anche i fattori genetici giocano un ruolo fondamentale anche nello sviluppo dell’obesità [5]. Anche se a livello teorico gli individui predisposti geneticamente possono essere più suscettibili all’obesità in un ambiente che la favorisce, non ci sono precedenti evidenze che convincano delle interazioni tra lo stile di vita e la componente genetica.

Recenti studi di associazione genome-wide (GWAS, genome-wide association study) ha identificato 12 loci fortemente associati all’aumento dell’indice di massa corporea (BMI) [6-10]. Abbiamo dimostrato che questi loci hanno un effetto cumulativo sul BMI e sul rischio di obesità e che, collettivamente, questi loci possono essere usati per stimare la predisposizione individuale all’obesità [11]. Anche se l’associazione tra questo set di loci e il BMI e il rischio di obesità fosse convincente, la variazione di BMI, spiegata da queste varianti è ancora troppo piccola (meno dell’1%) [11], nonostante le precedenti osservazioni evidenziassero che il BMI ha un’ereditarietà stimata nel 40%-70% [5]. Le interazioni tra la componente genetica e lo stile di vita possono in parte essere imputate dell’inspiegata ereditarietà del BMI [12].

In questo studio, abbiamo considerato se la predisposizione genetica all’aumento del BMI e al rischio di obesità – come affermato dal valore di predisposizione genetica, basato sui 12 loci suscettibili che sono stati recentemente identificati dal GWAS – è stato modificato dall’ auto-dichiarata attività fisica  in uno studio con campione a popolazione allargata dell’EPIC-Norfolk (European Prospective Investigation of Cancer).

METODO

CAMPIONE DI STUDIO

Lo studio EPIC-Norfolk è uno studio longitudinale su tutta la popolazione che vive nella città di Norwich (UK) e nei suoi dintorni e che conta 25.631 persone. I partecipanti avevano dai 39 ai 79 anni durante il controllo sanitario tra il 1993 e il 1997. Dal febbraio 1998, i partecipanti sono stati invitati per un secondo esame medico, al quale hanno partecipato in 15.786 fino all’ottobre del 2000. Tutti i dettagli dello studio sono stati descritti precedentemente [13; 14]. In breve, infermieri preparati hanno misurato l’altezza in centimetri e il peso in kilogrammi dei pazienti e di conseguenza calcolato il BMI dividendo il peso per il quadrato dell’altezza (BMI= peso (kg) / altezza (cm) x altezza (cm)). E’ stato analizzato il DNA di 21.631 individui, tutti di discendenza europea, grazie alla genotipizzazione.  Sono stati esclusi gli individui che soffrivano di diabete di tipo 2 (n = 522), quelli con valori mancanti per caratteri di fenotipo in fase di studio (n = 617) e quelli con una variazione annuale ddel BMI maggiore di 2 kg /m² o una circonferenza in vita superiore di 7 cm (n= 62) durante un follow-up di 3-4 anni. In totale, 20.430 persone avevano dati utilizzabili, dei quali 11.936 avevano dati sul BMI al secondo controllo medico (vedi Tabella 1 cliccando il link in basso). Quelli che parteciparono al secondo controllo erano più magri (p=1.06610233) e più attivi fisicamente ( p=3.85610236), in proporzione, considerata la partecipazione media, al secondo controllo medico erano più partecipi le donne rispetto agli uomini (Tabella S1 del link riportato in basso).  La Commissione  Locale di Ricerca ed Etica di Norfolk, UK,  approvò lo studio e tutti i partecipanti permisero il trattamento dei loro dati.

VALUTAZIONE DELL’ATTIVITA’ FISICA SVOLTA

Si valutò l’attività fisica svolta sia quotidiana (quanto tempo seduti, in piedi, di lavoro, di lavoro manuale, ecc…) sia ricreativa (sport, tempo libero, esercizio fisico, ecc..) attraverso un questionario auto compilato [15]. Vennero registrate le ore di attività fisica svolta durante il tempo libero sia nel periodo estivo che invernale. Sulla base di queste informazioni,  l’attività fisica media gionaliera venne calcolata dividendo il numero totale di ore di attività fisica per 7. Il risultato fu utile poi per classificare i livelli di attività fisica in quattro gruppi: inattivo (lavoro sedentario, nessuna attività ricreativa), moderatamente inattivo (lavoro sedentario, 0,5 h/d di attività ricreative o di lavoro in piedi, nessuno sport), moderatamente attivi (lavoro sedentario, 0,5 h/d di attività ricreative o di lavoro in piedi, 0,5 h/d di attività ricreative o di lavoro fisico, nessuno sport) e attivi (lavoro sedentario, 0,1 h/d di attività ricreativa o lavoro in piedi, 0,1 h/d di attività ricreativa o di lavoro fisico con qualche attività ricreativa o di lavoro manuale pesante). Questa categorizzazione di livelli di attività fisica era predefinita e convalidata con misurazioni oggettive ripetute e tarate minuto per minuto con un monitoraggio della frequenza cardiaca come descritto precedentemente [15].


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