Giornata mondiale dell’obesità: l’intervista al dott. Emanuel Mian

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Più di 12000 ore di esperienza nella terapia di pazienti con disturbi dell’alimentazione e dell’immagine corporea. Oltre centinaia di interventi a congressi e pubblicazioni scientifiche. Con questi numeri il dottor Emanuel Mian si colloca senza dubbio tra i massimi esperti in Italia di questo delicato e importante settore. Forte dell’esperienza accumulata negli anni, nel 2014, insieme alla moglie nutrizionista Emanuela Russo, Mian ha dato vita al progetto Emotifood, un nuovo approccio terapeutico ai disturbi alimentari, obesità compresa. Scopriamo insieme di che si tratta.

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1) Partiamo dalle origini: com’è nato il progetto Emotifood e perché proprio questo nome?

Chi lotta con il peso ormai ci conosce, per fortuna o purtroppo, da tanti anni. Nel 2014, dopo oltre 10 anni di esperienza con i casi di obesità più grave, eravamo dell’idea fosse giunto il momento di rendere disponibili le nuove tecnologie che utilizzavamo durante le nostre ricerche e che davano risultati promettenti per la gestione del peso e dell’immagine corporea a tutti. Volevamo creare quindi una nuova realtà che non fosse il solito “Studio di Nutrizione e Psicologia” ma che racchiudesse anche nel suo nome la marcia in più che davamo a chi lotta contro il cibo, il corpo e le emozioni. Così, mentre mi dividevo fra gli USA e l’Italia per un progetto riguardante proprio le emozioni (Qwikword) mi venne in mente il nome Emotifood. Emotifood nasce dalla fusione delle parole “emotion, emozione” e “food, cibo”, termini che racchiudono in sé l’essenza di questo progetto che ho realizzato insieme a mia moglie Emanuela. Ci occupiamo di alimentazione e benessere, tenendo conto sia di tutti coloro che cercano qualità e cura nell’alimentazione sia di quanti lottano contro il peso, il cibo e le emozioni. Inoltre sono attivi ambulatori che si occupano, in particolar modo, di pazienti con disturbi alimentari (Anoressia, Bulimia ed Obesità Psicogena) e dell’immagine corporea utilizzando le più avanzate tecnologie disponibili ma soprattutto che uniscono la parte nutrizionale a quella psicologica e viceversa, che riteniamo imprescindibili.

2) Per un disturbo alimentare come quello dell’obesità, qual è l’approccio terapeutico proposto da Emotifood?

Emotifood utilizza le nuove tecnologie non solo in fase diagnostica ma anche in quella terapeutica perché ormai tutti noi abbiamo uno smartphone in tasca o in borsetta, perciò non possiamo non tenerne conto. L’approccio innovativo al cibo si attua con il “FoodCoaching” che ha l’obiettivo di educare grandi e piccoli ad una corretta alimentazione mediante un supporto individuale adattato alle diverse esigenze, anche nella scelta e nell’acquisto dei prodotti alimentari. In sintesi, ci poniamo l’obiettivo di rendere disponibili nuovi approcci nutrizionali e terapeutici per il benessere psicofisico e la cura dell’alimentazione che tengano conto del rapporto fra mente e corpo perché il cibo dà emozioni e spesso le emozioni diventano cibo.

3) Sappiamo che proprio oggi, in occasione della giornata mondiale dell’Obesità, presenterai insieme ad altri colleghi, un libro scritto a più mani e intitolato “Togli peso alla tua vita”. Partiamo proprio dal titolo: a parte quello evidentemente corporeo, quali altri significati ha la parola “peso”?

Il peso non è solo quello corporeo. Sembra strano ma quello del corpo è quasi più semplice da gestire e affrontare rispetto a quello dell’anima e della mente di chi soffre di obesità. Non dimentichiamo mai che l’obesità è una malattia e non una scelta. Per tanti anni si è pensato unicamente che fosse importante cosa e quanto si mangiasse, fortunatamente ora sappiamo per certo che conta moltissimo anche quando, come e con chi. L’anima delle persone affette da obesità “pesa” ancora di più dei loro corpi. Due fardelli difficili da gestire quando devono scendere a patti con la sensibilità e spesso il cinismo di tutto il mondo intorno. Come dico anche nel libro, il cibo appaga, consola e rilassa oltre a distrarci da momenti difficili; molto spesso poi ci avvicina alle persone e soprattutto ai nostri ricordi. Ecco, questo, nelle persone in lotta contro cibo, corpo ed emozioni è ancora più amplificato. Il libro è stato scritto con la collaborazione di Mind edizioni, sempre attenta a dare le corrette informazioni e a cercare di farlo con un linguaggio che sia diretto e che fornisca strumenti utili nella vita di tutti i giorni.

4) Secondo la tua esperienza, sapresti dirci qual è o quali sono i motivi principali per cui i soggetti obesi hanno un cattivo rapporto con l’esercizio fisico? Cosa li allontana?

Molto spesso il confronto con chi da tempo pratica attività fisica o con chi ha già anche fisicamente avuto dei risultati può non essere un principio di avvicinamento o emulazione ma, al contrario, di allontanamento. Non sempre si cerca di “copiare” gli altri, ma si fa unicamente un confronto con se stessi in cui si percepisce l’idea (erronea) del fallimento che fa dire “non serve neppure inizi” oppure “sicuramente non avrò gli stessi risultati”. Inoltre, questo confronto è fonte di sofferenza, pensiamo ad esempio ad una persona fortemente obesa o in sovrappeso ma che si percepisce ancora più pesante di quanto sia: entrare in una palestra dove penserà che tutti gli occhi ed il giudizio sono rivolti a lei/lui sarà fonte di ancora maggiore sofferenza. Ecco che è importante un ambiente che avvicini, educhi e faccia sentire che c’e’ una possibilità di farcela per tutti. Anche l’idea di “essere pigri” è così radicata che spesso non si intraprende un’attività per timore di mollare subito o di non riuscire neppure ad iniziarla, per cui si percepisce che la vita sia costellata solo di inizi e mai di un risultato.

5) Che ruolo ha l’esercizio fisico nella cura di una patologia come l’obesità?

Sia nel calo ponderale, che nel mantenimento di uno stile di vita, muovere il proprio corpo è importantissimo. Fortunatamente in Emotifood siamo tutti sportivi e sappiamo quanto bene faccia l’esercizio fisico, specie se costante e con un obiettivo, fosse anche unicamente, e non meno importante, quello di “stare bene”. Ricordiamoci che, quando il peso è sceso, il corpo deve essere anche utile e deve fornire sensazioni, come la fatica, il sudore e anche quel “dolore” che si sente spesso dopo gli allenamenti, specie se intensi. Parlo, personalmente, di quel famigerato delayed onset muscle soreness o DOMS che ci fa salire le scale con fatica dopo un “leg day” :) Anche il riscoprire i confini del proprio corpo passa per l’attività fisica, qualsiasi essa sia. Non esiste benessere senza una corretta educazione fisica. Dire che si possa perdere peso solo con la nutrizione è fuorviante e non ci dice nulla sulla possibilità di avere anche un corpo sano e attivo. Quindi…muoviamoci!

6) E nella tua vita?

Non potrei stare senza fare sport, è davvero importantissimo: cerco di inserirlo o proprio all’inizio della mia giornata o al termine. Sin dalla mia infanzia ho praticato diversi sport per poi passare a quelli che sentivo maggiormente nelle mie corde e mi piace farlo anche in compagnia. Spesso si parla solo di calcio in Italia e sotto questo aspetto sono un po’ anomalo perché sono davvero negato con il pallone, mentre andavo meglio con la pallacanestro quando ero giovane. Attualmente, avendo superato i 40 anni, cerco di fare sessioni di aikido, di corsa e ovviamente di preparazione in palestra, magari anche fra una sessione di visite in clinica o studio e l’altra, per mantenere la concentrazione poi, quando ne ho maggiormente bisogno. Penso sia anche un ottimo antistress, perché permette di staccare dalle “corse quotidiane” fra scuola, lavoro, famiglia ed il resto in cui tutti, bene o male, siamo immersi ogni giorno.

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